Il pontificato di papa Francesco può essere visto come un ruolo intermedio tra la difesa della tradizione della Chiesa ed un desiderio di rivoluzione, nel senso di rinnovamento e apertura verso il mondo.
Nel suo pontificato Francesco si è impegnato a mantenere saldi i valori fondamentali della fede, ma allo stesso tempo ha cercato di affrontare le sfide della società moderna con un approccio più inclusivo e dialogante non sempre riuscendo nel suo intendo.
Fatta questa premessa, ho cercato, avvicinando persone di diversa provenienza culturale ma che conoscono, svolgono o hanno svolto attività nel mondo cattolico, di tracciare un quadro che non vuole essere esaustivo sul suo pontificato, ma evidenziarne le peculiarità.
Le testimonianze sono state tratte a distanza di poco tempo dalla morte del pontefice.
Ecco le loro testimonianze:
Massimo Lugli (già giornalista di Repubblica, opinionista RAI)

“ Papa Francesco è stato un Papa veramente sui generis. Un papà con una biografia veramente particolare rispetto ad altri pontefici e vicino agli ultimi. Io credo che la sua voce sia stata veramente l’espressione dei Vangeli il i valori portanti della fede cristiana che a volte si perdono intorno a bizantinismi che sembrano datatissimi. Francesco era il Papa della gente vicino al popolo. Non a caso lo piangono anche moltissimi non credenti o gente lontana dalla nostra fede quindi un Papa che sicuramente si farà rimpiangere.”
Don Ennio Tardioli (Direttore dell’Ufficio giuridico dell’Arcidiocesi di Matera-Irsina e Docente di diritto canonico presso l’Istituto Teologico di Basilicata)

“ È con grande commozione che mi accingo a scrivere una breve testimonianza su papa Francesco che ho avuto l’occasione di incontrare quando nel gennaio del 2019 ho fatto il giuramento come Avvocato del Tribunale Apostolico della Rota Romana e negli incontri annuali per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario del medesimo Tribunale.
Ricordo indelebili nella mia mente e nel mio cuore i dialoghi brevi, ma intensi avuti con lui.
Mi ha colpito la sua umanità, il suo sorriso e il senso dell’umorismo, la sua affabilità e soprattutto il suo sguardo profondo che leggeva dentro. Egli mi ha sempre ascoltato con attenzione anche se attorno a lui c’erano il Decano della Rota Romana che mi presentava, fotografi, alti prelati e gentiluomini di Sua Santità. Sembrava di conoscerlo da sempre, entrava subito in empatia con l’interlocutore, non incuteva soggezione o paura, proprio come un padre che ascolta suo figlio.
Con il suo magistero ha dato nuovo impulso alla vita della Chiesa. Ha aperto processi e riforme che hanno reso la Chiesa più vicina all’uomo del nostro tempo. Come non ricordare le riforme del processo di nullità matrimoniale, della Curia Romana, del diritto penale canonico; il ruolo delle donne nella vita della Chiesa, l’attenzione ai temi sociali, al creato, ai poveri, l’importanza e la prudenza per l’uso dell’intelligenza artificiale e altri temi di grande attualità. I suoi discorsi e le sue catechesi semplici e dirette mi sono state d’aiuto per capire le dinamiche interne ed esterne alla Chiesa e per ritornare alle radici della fede. Ha richiamato noi sacerdoti ad avere l’odore delle pecore, cioè a vivere il ministero in mezzo alla gente e non nel chiuso delle sacrestie, con gioia, generosità e con quello spirito evangelico che genera accoglienza e amore per tutti, soprattutto per i poveri e bisognosi a cui ha dato voce.
Ringrazio il Signore per aver donato papa Francesco alla Chiesa e per averlo messo sul mio cammino sacerdotale.
Sono certo che sin da ora egli contempla la gloria di Dio”.
Pierluigi Fratarcangeli (responsabile di Sapiens Sapiens podcast di You Tube)

“Credo che sia stato un abilissimo comunicatore, perfettamente a suo agio nello stile immediato e d’impatto che richiedono i nuovi canali, soprattutto social. Ha innovato certamente, sulla scia di Giovanni Paolo II, l’immagine del pontefice sia agli occhi della gente comune che dei potenti. Credo però che nella Chiesa abbia portato ben poche novità: timidissima la lotta contro gli abusi e la pedofilia (l’ultima inchiesta della Tourn “La scomunica” lo testimonia), come anche non c’è stata alcuna apertura nei confronti dell’eutanasia, dell’aborto, del ruolo delle donne (zero passi sul diaconato delle donne, per esempio), degli omosessuali. Non lo ritengo affatto un rivoluzionario, come lo definiscono, ma un conservatore abilissimo a farsi passare per innovatore. Ovviamente nulla sulla sua persona, che merita rispetto.”
Renata Patti (ex-focolarina del Movimento dei Focolari, opera di Chiara Lubich)
“Mi viene chiesto di dire qualcosa sulla morte di papa Francesco. Da ieri leggo articoli, ascolto in TV varie, senza dimenticare di pregare per poter “respirare” … parlano, parlano…Che dire? In breve: a mio umile avviso papa Francesco è stato un “bulldozer” che ha aperto una strada che non può più essere richiusa. L’articolo di Luca Kocci su “Il manifesto”, mi pare proprio un bel riassunto: sintetico, focalizzato, senza sbavature emotive e lo condivido. Come prossimo papa, visto lo stato in cui si trova il mondo con banditi senza coscienza, i cardinali sono obbligati a scegliere un leader morale e spirituale per fronteggiare la situazione e lo auspico veramente. Se così non fosse, credo che il reale declino della Chiesa Cattolica sarà rapidissimo. Ma, come mi scrive un saggio prete che ama Il Signore e la Sua Chiesa: “il futuro Papa sarà una sorpresa di Dio”.
Io lo spero e come sempre dico: chi vivrà, vedrà. Ho sentito troppe persone intervistate in tv dichiararsi (spontaneamente?) «il popolo di Francesco». Mi stride moltissimo e mi indigna. È come quando i focolarini si dichiarano «il popolo di Chiara (Lubich)”.
Non penso che papa Francesco volesse un culto della sua personalità e se lo ha voluto e facilitato non è stata affatto una buona cosa. Il prossimo Papa non sarà il successore di Bergoglio, bensì il successore di Pietro. Certo avrà – come tutti – il proprio stile, ma la sua missione dovrà essere quella di conformasi il più possibile al Ministero che sarà chiamato a svolgere, «servo dei servi di Dio», non a lasciarsi onorare e servire come una star dai propri fan.
Questa è una deriva che occorre contrastare ovunque essa appaia: lo dico con forza perché io l’ho vissuta personalmente e per troppi anni nel movimento dei Focolari.
Mi sono confrontata con un canonista teologo e con un amico giornalista che mi confermano la giustezza del proposito che voglio esprimere qui. PRO VERITATE ADVERSA DILIGEREGrazie.”
Erika Pisacco (ex monaca d clausura scrittrice “Diciassette anni di clausura. Intime e segrete confessioni di una clarissa”)

Il papa è morto. Lunga vita al papa! Oggi è morto un sovrano, uno dei pochi ancora reggenti u uno stato reale e come per ogni regno, ora il trono resterà in attesa del successore.
Quanto profetico è stato il film “Conclave” di Edward Berger. Un capolavoro, molto elegante, sugli intrecci politici che regolano l’elezione di un papa. A differenza di altri regni, non ci sono figli o successori legittimi e questo può rendere tutto molto più complesso. Compito del cardinal decano organizzare tutto l’apparato del conclave, mantenendo il sangue freddo necessario per fare in modo che lo Spirito Santo prevalga su altri spiriti. La morte arriva sempre inattesa, seppur ben identificata nelle condizioni fisiche in cui si mostrava il pontefice ultimamente. Eppure, questo arrivare di soppiatto, in un attimo sconosciuto ed assolutamente imprevedibile, può sconvolgere equilibri, scombinare le carte ed imporre delle scelte. I cardinali saranno chiamati a vivere nella più stretta clausura: le varie correnti politiche saranno chiamate a convivere e a scontrarsi, speriamo sempre lealmente, per nominare il futuro Capo dello Stato Pontificio.
Nel film, il regista fa pronunciare delle parole molto profetiche al cardinal decano che dovrà seguire i lavori: Dio ci conceda di scegliere un papa umanamente imperfetto. Un uomo che sappia rialzarsi quando cade, che sappia sbagliare imparando dai propri errori; un pastore che elimini il giudizio e doni misericordia. Le stesse parole del film, possano guidare le menti del prossimo Conclave.
E come non ricordare il ruolo delle religiose che non sono presenti solo per cucinare nella temporanea gabbia d’oro dei cardinali, ma che rappresentano, loro malgrado, l’anima più attenta di ogni processo politico.
Quali epocali sfide attendono il nuovo condottiero! Nessuna epoca è facile, nessuna più brutta di altre, solo diverse e le sfide sempre più sottili, i giochi di potere più affilati, le guerre, le onnipresenti guerre dall’inizio dell’umanità. Guerre di pane e di potere, di religione e di confine, guerre per la salvezza e la sconfitta, guerre a cui nessuno, ancora, è riuscito a trovare/accettare un’alternativa reale. Guerre sfida all’umana dignità. Poi, chissà…se il prossimo reale Conclave si concludesse come nel film, allora la Chiesa avrebbe davvero una ventata di novità verso un’autentica misericordia!”









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