di Olena Kim

La minaccia della propaganda russa in Italia: un appello all’azione

8/04/2025 | Ucraina | 0 commenti

Parlare della guerra in Ucraina senza provare indignazione è ormai impossibile. Questo conflitto non si limita ai campi di battaglia; si estende alle parole, alle immagini e alle narrazioni distorte che, purtroppo, trovano terreno fertile in Italia.

Parlo da attivista, da ucraina, da donna che ogni giorno fa i conti con una realtà devastante: nomi, volti, vite spezzate da una guerra che colpisce indiscriminatamente adulti e bambini. Ogni giorno arrivano notizie di attacchi devastanti su aree residenziali, ospedali, scuole, come quello recente a Kryvyi Rih e Sumy, dove i missili russi hanno ucciso almeno 19 persone, tra cui nove bambini, e ferito oltre 100 civili. Ogni giorno si piangono vittime innocenti, E mentre noi ci confrontiamo con il dolore, in Italia ce spesso chi ignora, e peggio ancora distorce e riscrive il racconto. Giustifica l’ingiustificabile.

Mentre in altri Paesi europei la propaganda russa viene contrastata, smascherata, denunciata… in Italia viene legittimata. Viene ospitata. Viene normalizzata. Viene confusa deliberatamente la libertà d’opinione con la libertà di mentire. Ma la propaganda non è un’opinione: è un’arma.

In Italia, la propaganda russa non è un fenomeno marginale: è una presenza concreta e pervasiva. In questo Paese, la propaganda russa non si nasconde. È ovunque.

Nei social media italiani, false identità, bot e reti coordinate diffondono sistematicamente disinformazione: si nega Bucha, si banalizza l’invasione, si ridicolizzano i rifugiati ucraini, si accusa chi presta aiuto umanitario di essere “agente NATO”. Il Parlamento Europeo ha denunciato che oltre il 60% della disinformazione in lingua italiana proviene da ambienti pro-Cremlino.

Questa macchina di manipolazione arriva anche tramite i film prodotti da Russia Today, canale statale russo soggetto a sanzioni da parte dell’Unione Europea per disinformazione e propaganda, come stabilito dal Regolamento 2022/350 e successive modifiche. Film, proiettati oltre cento volte in un solo anno nelle sale pubbliche e private, raccontano una realtà capovolta: l’aggressore diventa vittima e l’Ucraina è ridotta a una macchia nera sul quadro della civiltà europea, è un errore da “correggere”.

Nel nome della “pluralità di voci”, si organizzano conferenze “di approfondimento” con propagandisti noti, come Orsini, Travaglio (i migliori danni della nostra vita), Di Batista (Scomode verità. Dalla guerra in Ucraina al massacro di Gaza), che ripetono pedissequamente le narrazioni del Cremlino: “La NATO ha provocato la Russia”, “La Crimea è sempre stata russa”, “L’Ucraina non esiste, è solo una pedina dell’Occidente”.

Negli eventi pseudoculturali organizzati da centri “indipendenti” come FORUM DEI GIOVANI russi (Volontari per la Vittoria) per parlare della grande guerra patriottica vinta dai RUSSI, sminuendo il sacrificio di milioni di persone di altri repubbliche…queste narrative troviamo anche nei libri di testo italiane, dove si riscontrano gravi distorsioni sulla storia. Ad esempio, alcuni testi con le mappe geografiche obsolete presentano i paesi Baltici, Moldavia e l’Ucraina come parte della “regione russa”, cancellando di fatto l’identità e la sovranità di questi paesi. Si cancella il colonialismo russo. Si mette sullo stesso piano invasore e invaso. Si ignora la deportazione dei bambini e le repressioni culturali.
Secondo i nostri dossier, almeno 60 libri scolastici contengono distorsioni gravi sulla storia ucraina.

Questo non è solo un errore accademico; è un tentativo deliberato di riscrivere la storia e di influenzare le giovani menti.

L’aspetto più vergognoso e preoccupante è il fatto che rappresentanti istituzionali italiani legittimino questa disinformazione. Consiglieri comunali che, in nome della “pluralità di voci”, organizzano conferenze ospitando i propagandisti russi, finanziando eventi con fondi pubblici.

Nei Comuni. Nelle Università con gli ospiti come Giorgio Bianchi.

Nel frattempo, le piattaforme digitali restano passive. Le autorità tacciono. Le università accolgono chi diffonde menzogne. E chi osa denunciare viene accusato di censura, di intolleranza, di esagerazione.

La situazione in Italia è grave e drammatica. Non per mancanza di strumenti, ma per assenza di volontà. È il coraggio istituzionale che manca. È la consapevolezza che la propaganda non è solo un problema di comunicazione, ma una minaccia alla sicurezza nazionale.

Non possiamo più permettere che la propaganda russa venga normalizzata nel nostro Paese. È una minaccia reale alla sicurezza pubblica, alla democrazia e alla libertà. Pertanto, è imperativo:

  • Che si riconosca questa macchina propagandistica per ciò che è: un’operazione ostile contro lo Stato italiano.
  • Che si indaghi su tutti gli eventi culturali e accademici finanziati, direttamente o indirettamente, da Mosca.
  • Che le piattaforme social siano obbligate a rimuovere contenuti manipolatori e disinformativi.
  • Che il Ministero dell’Istruzione riveda e aggiorni immediatamente i libri scolastici per correggere le distorsioni storiche.
  • Che si chiami tutto questo con il suo vero nome: un’operazione ostile contro lo Stato italiano e contro i valori europei.

 

La domanda ora è: vogliamo restare spettatori passivi mentre la propaganda russa erode i valori fondamentali della nostra società, o siamo pronti ad agire per difendere la verità, la giustizia e la libertà?

Olena Kim è un’attivista ucraina impegnata nella lotta contro la disinformazione e nella difesa dei diritti umani.

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