di Alessandro Claudio Giordano

Olena Kim: Ucraina quale futuro?

20/02/2025 | Ucraina

Noi non disponiamo di altrettanti soldati come la Russia. Né possiamo misurarci con i loro mezzi e i loro missili. Ma abbiamo qualcosa che loro non hanno: un popolo che ama la libertà ed è pronto a combattere per difenderla. Questa è una guerra del popolo e ogni cittadino ha un ruolo da svolgere.
(Volodymyr Zelensky)

Tre anni di guerra sono tanti per qualsiasi paese del mondo. Lo sono anche per l’Ucraina che ha dovuto, suo malgrado, accettare l’idea di avere il fronte in casa, di condividere le piazze e le strade un tempo animate dalla quotidianità, con le trincee per una guerra assurda e prepotente.

Olena Kim

In Europa questo non accadeva dai tempi del conflitto nella ex Jugoslavia. A distanza di anni si è riproposta in Ucraina con le stesse prerogative di odio e violenza. Ovvio é cambiato lo scenario, così come gli attori. Restano a terra le macerie, la morte e la consapevolezza che il diritto alla libertà e ad appartenere alla storia di nazione e di un popolo sono stati violati. Ne ho parlato con Olena Kim, attivista ucraina in Italia, una delle organizzatrici dell’ultima manifestazione contro propaganda russa in Italia e autrice di un’interessante inchiesta sui contenuti dei libri di testo di geografia italiani spesso imprecisi nella presentazione di mappe che guardano a Mosca piuttosto che alla realtà. Con lei ho fatto il punto sulla situazione valutando le prospettive del conflitto e il futuro dell’Ucraina.

D.- L’arrivo di Trump alla Casa Bianca ha innescato un’accelerazione ai colloqui in diverse aree di criticità. Il dialogo e il confronto possono portare ad una soluzione della guerra in Ucraina?
R. – Il momento è molto delicato, trovare un accordo diventa però indispensabile. Purtroppo l’Europa è debole e la NATO poco organizzata. Gli Stati uniti e la Russia fanno la voce grossa. I colloqui devono però rappresentare l’occasione per trovare una soluzione alla crisi, ma è bene ricordare che tutti devono avere un ruolo paritario e ciascuno deve essere disponibile a trattare per far finire questa drammatica guerra. In questo contesto, l’Ucraina e l’Europa devono occupare un posto di rilievo nelle trattative, poiché sono diretti interessati e il loro contributo è cruciale per garantire una pace duratura e giusta.

D. – Qual è la situazione oggi in Ucraina?
R. – Siamo in guerra e l’esercito è sfinito. Lo è anche la popolazione che si è ormai abituata al suono delle sirene che avvertono del prossimo arrivo di un missile oppure di un drone e questa gente conosce quanto tempo può impiegare uno o l’altro prima di raggiungere un obiettivo. In questi mesi ha cercato di vivere rendendo normali delle giornate che non possono esserlo. E’ tutto molto triste. Eppure, nonostante la stanchezza, restiamo determinati, aggrappati alla speranza e alla volontà di resistere.

D. – La pace a ogni costo potrebbe costare all’Ucraina il Donbas?
R. – Questa è una domanda molto difficile a cui rispondere. L’Ucraina ha pagato un prezzo altissimo in questa guerra, e aggiungo che vive in realtà sotto attacco dal 2014. Certamente la pace e la conclusione della guerra sono le prerogative a cui il popolo ucraino guarda come è normale che sia. A quale prezzo però? Su questo dovremmo riflettere tutti. La guerra deve finire. Bisognare dare nuova speranza e creare le condizioni per una trattativa paritaria.

D. – Zelensky guida il paese ed ha cercato tra mille difficoltà ha resistito agli attacchi ed ha mantenuto il paese compatto. La sua storia ci dice sia politico anomalo. Oggi in Ucraina ci sarebbe una persona che potrebbe rappresentare la sua alternativa politica?
R. – Zelensky ha lavorato bene in momento di grande difficoltà per l’intero paese. Ha gestito la guerra e sta trattando una soluzione per uscire dalla crisi. Va però aiutato. Vero è che non appartiene al mondo della politica. Un’alternativa non c’è. L’unica ipotesi potrebbe essere quella dell’ex presidente Petro Porošenko, però aggiungo subito che questa sarebbe piuttosto lontana. Porošenko è molto diverso da Zelensky. I due si sono sempre affrontati e l’ex presidente, dopo un periodo in cui era rimasto ai margini della politica quando è iniziata la guerra con la Russia, oggi è più presente, ma direi che al momento resta lontano dalla guida del paese.

D. – L’Ucraina è un paese ricco di materie prime e aveva almeno prima della guerra un importante livello di sviluppo industriale? Se parlassimo di ricostruire, si potrebbe partire da queste basi?
R. – L’Ucraina è un importante risorsa economica per l’Europa. Chi è scappato di là lo ha fatto per la guerra. Ma l’economia ucraina era forte e di prospettiva. Il nostro paese ricco di risorse e soprattutto collocato in una posizione strategica nell’est Europa. Si deve ripartire da queste qualità e ricostruire il paese.

D. – In quest’ultimo periodo la propaganda russa rappresenta una presenza costante nella nostra quotidianità a volte marcata e spesso subdola. A volte è evidente spesso è silenziosa. Qual è la tua percezione?
R. – La Russia ha messo in atto soprattutto in quest’ultimo anno una massiccia propaganda pro Putin in buona parte dell’Europa occidentale. Questo avviene producendo una contro informazione lontana spesso dalla verità. Aiutando gruppi che in Italia si muovono dando spazio a iniziative anche culturali di appoggio alla Russia. Poi c’è una propaganda più subdola che investe ad esempio i libri sui quali i ragazzi studiano qui in Italia in cui i confini presentati sono quelli di una Crimea ad esempio, russa, oppure i confini definiti su ciò che la Russia vorrebbe fosse. E’ come ti ho detto una forma di attacco anche questo più di impatto perché colpisce in modo anomalo, una fascia di età che non ha margini di difesa. I paesi europei devono ragionare e fare barriera per evitare che questo diventi un fatto abituale come sta accadendo sempre più in quest’ultimo periodo, denunciare perché ogni notizia che urta la verità dei fatti produce un danno che ha incalcolabili effetti.

L’ambulanza mitragliata a Kharkiv, simbolo dell’orrore della guerra in Ucraina, è stata esposta in più di cinquanta città italiane come un simbolo potente per far comprendere da vicino l’orrore della guerra.

D. – Che cosa è rimasto della vecchia Unione Sovietica e quanto è importante oggi la tradizione di una democrazia?
R. – Siamo un paese indipendente dal 1991, quindi da poco più di trent’anni. Dell’Unione Sovietica c’è ancora molto. Della Russia abbastanza perché ci ha accompagnato nei primi anni. L’Ucraina è giovane deve crescere ancora, ma la guerra sta unendo la nazione e fa crescere l’identità della gente, questo aiuta molto la causa ucraina.

D. – La guerra ha invaso anche i rapporti tra amici e familiari, con quali effetti?
R. – Il dramma della guerra sono anche le amicizie spezzate. Tra ucraini e russi è accaduto. E per mantenere i buoni rapporti in famiglia non si parli più della guerra. Abbiamo incrociato le nostre storie quando c’era l’ Unione Sovietica. A distanza di anni la guerra ci ha separati ma restano qua e la legami anche personali.

D. – Ai primi di febbraio una manifestazione a Bologna aveva portato in piazza contro la propaganda russa in Italia, anche le comunità georgiana e bielorussa. A tuo avviso ha avuto un buon riscontro?
R. – Quella di Bologna è stata soprattutto l’occasione per sensibilizzare la gente su un tema importante come la propaganda russa che sta in qualche modo dilagando in molti paesi europei. Quella manifestazione porta con se comunque un messaggio trasversale. L’ingerenza di Mosca nella politica delle ex repubbliche sovietiche è un problema che non riguarda solo l’Ucraina. La Bielorussia e la Georgia vivono oggi cosa noi abbiamo vissuto in precedenza. Questo è un momento di grande emergenza per i paesi vicini. E potrei dire la stessa cosa per la Moldovia ad esempio. Essere compatti rispetto ad un obiettivo. Questo è importante. E renderci conto della gravità della minaccia.L’ambulanza mitragliata a Kharkiv, simbolo dell’orrore della guerra in Ucraina, è stata esposta in più di 50 città italiane come un simbolo potente per far comprendere da vicino l’orrore della guerra.

la manifestazione di Bologna

 

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