di Alessandro Claudio Giordano

“Clero e abusi sessuali. Fra diritto canonico e diritto secolare“, intervista a don Ennio Tardioli

15/06/2025 | Giornale | 0 commenti

E’ davvero importante trattare temi tanto difficili quanto spinosi come gli abusi sessuali nel mondo cattolico. L’ho fatto intervistando Don Ennio Tardioli a distanza di qualche mese dalla presentazione del suo libro “Clero e abusi sessuali. Fra diritto canonico e diritto secolare”. Occasione questa per una profonda riflessione e di confronto su un tema tanto doloroso quanto attuale, che coinvolge non solo la Chiesa, ma tutta la società.

D. – Tu racconti che il libro “Clero e abusi sessuali. Fra diritto canonico e diritto secolare“ è nato nel 2015 dopo aver visto il film Il caso Spotlight che racconta dell’inchiesta giornalistica sugli abusi nella diocesi di Boston con la Chiesa americana che dovette affrontare pesanti conseguenze, anche economiche, per risarcire le vittime, mentre da noi, legislazione alla mano, imputabile sarebbe solo il responsabile dell’abuso.
In che modo si potrebbe affrontare il passaggio da considerare l’abuso come un peccato personale a riconoscerlo come un crimine può cambiare il modo in cui la Chiesa e la società affrontino e prevengano questi comportamenti?
R. – Innanzitutto vorrei premettere che nella Chiesa tutti i delitti canonici sono peccati, perché minano la comunione con Dio e con il suo popolo. Con la riforma di Papa Francesco gli abusi sessuali perpetrati su minori e adulti vulnerabili da chierici e da laici che operano in strutture ecclesiastiche non sono considerati più solo come peccato, ma sono anche un reato qualora siano denunciati in foro esterno all’autorità ecclesiastica e provati in un processo canonico. L’autorità ecclesiastica infatti qualora venga a conoscenza di un delitto di abuso su minori mediante denuncia o segnalazione è tenuta a mettere in atto quanto previsto dalla legislazione penale canonica altrimenti verrebbe rimossa dall’incarico per negligenza.
Il Vescovo non agisce da solo, ma deve riferire tutto quello che fa al Dicastero per la Dottrina della Fede che è molto attenta e gli indica come procedere. Inoltre questo delitto/reato, prima presente solo nella normativa del Dicastero pontificio, è stato inserito, grazie alla riforma di Papa Francesco del 2021, anche nel Codice di Diritto Canonico che contiene le norme (anche penali) che la Chiesa universale si è data per vivere nel tempo e nella storia. Detto questo credo che sia fondamentale agire sulla formazione dei candidati al sacerdozio e facendo prendere sempre più consapevolezza ai fedeli di ciò che si può fare venendo a conoscenza di questi casi. Tutti dobbiamo fare la nostra parte, chierici e laici.

D. – La responsabilizzazione di tutti coloro che hanno contatto con i minori può contribuire a prevenire gli abusi e a creare un ambiente più sicuro per i giovani?
R. – A mio modesto parere è fondamentale responsabilizzare tutti e non solo chi ha contatto con i minori. E questo è possibile solo attraverso la formazione e il dialogo su questo tema per creare cultura di prevenzione, trasparenza e tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Questo genera ambienti ecclesiali e sociali più sicuri per tutti.

D. – Il Summit mondiale sulla tutela dei minori voluto da papa Francesco nel febbraio 2019 c’è stata una ricaduta nel contesto italiano?
R. – Il Summit mondiale voluto da Papa Francesco in Vaticano nel 2019 ha generato un cambio di prospettiva. La Conferenza Episcopale Italiana ha preso sempre più di coscienza che bisogna fare ancora di più per tutelare i minori e gli adulti vulnerabili, per questo ha dato vita al Servizio Nazionale per la Tutela dei Minori e delle Persone Vulnerabili che ha il compito di offrire alle Chiese particolari e agli Istituti di vita consacrata e alle Società di vita apostolica, nonché alle Associazioni ecclesiali un supporto su questo ambito. Ciò ha prodotto anche l’aggiornamento delle Linee Guida da adottare in questi casi e alla nascita dei centri d’Ascolto in quasi tutte le Diocesi italiane.

D. – Qual è l’importanza della formazione e dei centri di ascolto istituiti dalla Chiesa per garantire che le vittime di abusi possano ricevere supporto adeguato e conoscere i propri diritti?
R. – I Centri d’Ascolto sono molto importanti perché si sono dotati di personale volontario specializzato per accogliere e sostenere le vittime degli abusi e delle loro famiglie dando loro assistenza anche psicologica oltre ad indirizzarli verso la denuncia all’Autorità ecclesiastica e/o alla magistratura statale. Non dimentichiamoci l’attenzione ai “carnefici” che vanno perseguiti con severità e aiutati a prendere coscienza del male che hanno fatto.
La formazione è fondamentale e necessaria per conoscere come approcciare questi casi e quali sono gli strumenti per poter intervenire.

D. – Come può la Chiesa trovare un equilibrio tra il rispetto del diritto canonico e la necessità di cedere il passo allo Stato in determinate situazioni, garantendo così sia la tutela dei diritti religiosi che quelli civili?
R. – Credo che sia fondamentale osservare le leggi dello Stato e le Linee Guida. Queste ultime tra le tante cose prevedono anche la collaborazione tra la Chiesa e l’Autorità civile. L’Autorità ecclesiastica non ha un obbligo giuridico di denunciare alla magistratura dello Stato i chierici e i laici che operano nelle strutture ecclesiastiche che si sono resi responsabili di abusi su minori, in virtù dell’autonomia tra i due ordinamenti giuridici. Tuttavia le Linee Guida prevedono l’obbligo morale dell’Autorità ecclesiastica di inoltrare un esposto alla magistratura per evitare che il chierico continui a delinquere.

D. – La Chiesa sta cambiando, credi che Leone XIV avrà forza e determinazione per continuare?
R. – Credo che su questo aspetto Papa Leone XIV continuerà con determinazione sulla stessa scia tracciata dai suoi predecessori Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Il 14 maggio scorso, infatti, Papa Leone ha già incontrato in udienza privata il Cardinal O’Malley Presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e questo lascia ben sperare. Credo che questo tema sarà una delle sue priorità. Nei prossimi giorni egli incontrerà in udienza la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.
Come detto il tema degli abusi sessuali nel mondo cattolico è di fondamentale importanza e richiede un approccio serio e responsabile. La riforma di Papa Francesco ha segnato un passo avanti, riconoscendo l’esigenza di una forte collaborazione tra autorità ecclesiastiche e civili, insieme alla formazione di chi opera con minori, è cruciale per creare ambienti più sicuri e prevenire gli abusi.
L’istituzione di centri di ascolto e di supporto alle vittime rappresenta un elemento chiave per garantire loro assistenza e tutela, oltre a favorire la denuncia e la presa di coscienza del male subito. È importante anche responsabilizzare tutti, non solo chi ha contatto diretto con i minori, attraverso dialogo e cultura della prevenzione.
La Chiesa sta dimostrando volontà di cambiamento e di rafforzare le proprie strutture di tutela, con l’obiettivo di continuare su questa strada con determinazione, per affrontare e prevenire questi dolorosi fenomeni, contribuendo a ricostruire fiducia e sicurezza nella comunità. Vedremo cosa accadrà per intanto sono importanti consapevolezza e determinazione alla ricerca della verità…il resto passo passo, con buon auspicio di tutti verrà.

Ennio Tardioli, presbitero dell’Arcidiocesi di Matera-Irsina dal 2004, ha conseguito il baccalaureato in sacra teologia presso l’Istituto Teologico di Basilicata di Potenza (1998), la licenza (2008) e il dottorato in utroque iure presso la Pontificia Università Lateranense (2014) e la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Roma LUMSA (2022). Ha inoltre conseguito il diploma di avvocato del Tribunale Apostolico della Rota Romana (2019). Attualmente è docente di diritto canonico presso l’Istituto Teologico di Basilicata di Potenza, direttore dell’Ufficio giuridico diocesano, assistente spirituale del Distretto 73 (Puglia e Basilicata) del Serra Club International, Priore dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, giudice presso il Tribunale Ecclesiastico dell’Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia e collaboratore della parrocchia San Giovanni Battista di Matera

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