La nascita dei consultori ha rappresentato una delle più grandi conquiste dei movimenti femministi degli anni sessanta e settanta. La loro creazione doveva rispondere ad un vuoto legislativo che avrebbe dovuto regolare la gestione familiare della salute in tutte le sue specificità ed in forma gratuita.
In quegli anni il cosiddetto “boom economico” aveva determinato profondi cambiamenti in ambito sociale, politico ed anche familiare. La famiglia tradizionale non aveva più retto l’impatto con le molte novità che a loro volta avevano contribuito a motivare le scelte dei giovani verso la contestazione di sistema. Il referendum sul divorzio (1974), la prospettiva di quello sull’aborto, le sentenze della Corte Costituzionale sull’aborto terapeutico (1975) e, prima ancora, sulla pubblicità dei metodi contraccettivi (1971), condizionarono indirizzando le forze politiche verso il varo della legge costitutiva dei Consultori Familiari.
Fino a quel momento, gli unici centri di sostegno per queste problematiche, regolarmente funzionanti, erano stati solo quelli privati, con forti connotazioni religiose.
I primi consultori prematrimoniali esistenti in Italia erano sorti per iniziativa di alcuni sacerdoti o laici d’ispirazione cattolica, riuniti nel Ucipem (Unione Consultori Italiani Matrimoniali e Prematrimoniali), a cui erano poi seguiti consultori di gruppi volontari, di indirizzo politico diverso, come quelli dell’Aied (Associazione internazionale Educazione Demografica), del Cemp (Centro per l’Educazione Matrimoniale e Prematrimoniale), e del Ced (Centro Educazione Demografica), che tendevano, per lo più, a favorire la conoscenza dei mezzi anticoncezionali. Fino a quel momento, le funzioni dei nascenti consultori, soprattutto dopo la soppressione dell’Onmi (Opera Nazionale per protezione Maternità e Infanzia) e dei servizi gestiti dal ministero della Giustizia, erano state delegate alle Regioni, anch’esse peraltro di recente nascita.
Un aspetto non marginale era legato ancora al fatto che la nascita di quella legge avevae messo a confronto la capacità dello stato di gestire delle problematiche molto importanti e di grande impatto sociale ma che sino ad allora erano state per lo più controllate, secondo la tradizione secolare, da enti ecclesiastici o comuni vicini alle organizzazioni religiose.
Così la Legge n. 405/1975, è stata la chiave di un sostanziale cambiamento sociale, che ha anticipato le grandi riforme del ‘78: la Legge 194, la Legge 180 e la Legge 833 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale. Si è resa visibile così l’importanza del punto di vista di genere e della soggettività femminile, nel contesto delle relazioni sociali e nella stessa organizzazione dei servizi.
La nascita dei consultori non è così recente ed è legata alla figura di don Paolo Liggeri, che nell’agosto del 1943, in una Milano devastata dalla guerra, fondò l’istituto “La Casa” con pochi collaboratori con l’intento di soccorrere coloro che avevano perso tutto. Già qualche anno più tardi era diventato un luogo di attività e di sostegno alla famiglia.
La decisione di dar vita ad un Consultorio prematrimoniale e matrimoniale arrivò il 15 febbraio del 1948. Alice Calori, prima collaboratrice di don Liggeri, ricorda che l’esperienza di quel primo Consultorio si diffuse rapidamente e altri ne sorsero in altre città d’Italia, nel 1953 a Verona, nel 1962 a Napoli per opera del gesuita Padre Domenico Correra, nel 1966 a Roma, grazie a padre Luciano Cupia. È sempre Alice Calori che ricorda la specificità del progetto consultoriale, che intendeva offrire il suo servizio ad ogni persona con difficoltà di relazione, ad ogni coppia e ad ogni famiglia, nel pieno rispetto delle loro convinzioni etiche e del proprio diritto all’autodeterminazione.
L’UCIPEM (Unione Consultori Italiani Prematrimoniali E Matrimoniali) nacque nel 1968. I Consultori decisero di associarsi per dare una risposta più strutturata e qualificata ai bisogni delle famiglie, dedicandosi con mezzi idonei ad affrontare le criticità della coppia in formazione o già formata.
La mappatura dei consultori familiari in Italia non è, paradossalmente, completo. già perché oggi dobbiamo confrontarci con dati che risalgono all’ultima indagine nazionale, pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e che risalgono al periodo 2018-2019. A quella data era 1.800 il numero totale di consultori in Italia, uno ogni 32.235 residenti. Cifre ben al di sotto di quanto previsto dalla legge 34 del 1996, che ne prevede uno ogni 20 mila abitanti, con la possibilità di uno ogni 10 mila nelle aree interne e rurali secondo il Dm 77/2022.
Nel 2021 (fonti CGIL, quindi non ministeriali) risultavano esserci 1.871 consultori familiari pubblici, dunque, 1.078 in meno (pari a -57,6%) rispetto ai 2.949 necessari a garantire il livello standard di un consultorio ogni 20 mila abitanti che veniva garantito in sole tre Regioni: Valle d’Aosta, Emilia Romagna e Umbria.
In media c’è un consultorio ogni 32 mila abitanti con profonde differenze tra le regioni: si passa da un bacino di 12 mila abitanti per consultorio in Valle d’Aosta a 49 mila in provincia di Trento, a 48 mila in Molise fino a 66 mila abitanti in Lombardia.
Il numero di ore di lavoro settimanali delle quattro figure professionali dell’equipe indicate dall’Istituto Superiore di Sanità per rispondere al mandato istituzionale e rapportate a 20 mila abitanti (standard di riferimento inadeguato ai bisogni) è oggi mediamente di 18 per i ginecologi, 36 per le ostetriche, 18 per gli psicologi e 36 per gli assistenti sociali. Rispetto a tali standard, le ore effettivamente rilevate dall’indagine dell’IIS sono notevolmente inferiori: 12 ore per i ginecologi, 25 ore per le ostetriche, 17 ore per gli psicologi e 11 ore per gli assistenti sociali.
Notevoli le differenze tra le Regioni: per i ginecologi si passa da 22,4 ore in Emilia Romagna a 5,4 ore nella Provincia autonoma di Bolzano, per le ostetriche si passa da 80 ore nella Provincia autonoma di Trento a 12,4 ore in Liguria, per gli psicologi si passa da 31,2 ore in Lombardia a 1,9 ore in Piemonte, per gli assistenti sociali si passa da 29,8 ore in Basilicata a 0 ore in Valle d’Aosta. Si rileva un generale sottodimensionamento del personale: solo in pochissime regioni vengono garantite le ore necessarie e mai per tutte le figure professionali dell’equipe.
Per garantire il rispetto degli standard indicati per l’equipe consultoriale è necessario incrementare gli organici di: +33% per i ginecologi, +31% per le ostetriche, +6% per gli psicologi, +63% per gli assistenti sociali.
Quindi circa il 60% in meno di quanti ne servirebbero. Strutture fondamentali queste che sembrerebbero anche essere diminuite nel tempo, dato che nel 1993 nel Belpaese, era disponibile circa un consultorio ogni 20 mixla residenti, con una risalita registrata nel 2008 dove ne risultava uno ogni 28 mila.
Il consultorio in breve
Le strutture dei consultori familiari sono sorte nelle varie regioni con tempi e modalità diversi, in seguito all’approvazione delle relative leggi regionali, in risposta alla legge 29 luglio 1975, n. 405 che li istituisce.
I consultori familiari sono servizi sociosanitari con competenze multidisciplinari, determinanti per la promozione e la prevenzione nell’ambito della salute della donna, dell’età evolutiva, dell’adolescenza e delle relazioni di coppia e familiari. E’ un servizio socio-sanitario che tutela e promuove la salute psicofisica e sociale dell’individuo, della coppia e della famiglia nelle diverse fasi della vita. L’accesso al Consultorio e ai suoi servizi è libero e gratuito ed è garantita la riservatezza e il segreto professionale.
L’équipe multidisciplinare è di base composta da ostetrica, ginecologo, psicologo, assistente sociale, alla quale si uniscono altre figure professionali localmente individuate quali infermiere, pediatra, dietista, dietologo, andrologo, genetista, senologo, neuropsichiatra infantile, avvocato, sociologo, educatore.
I professionisti coinvolti offrono percorsi preventivi e diagnostico-terapeutici integrati con le strutture presenti nel territorio di riferimento
I consultori familiari sono stati istituiti con lo scopo di assicurare:
- l’assistenza psicologica e sociale per la preparazione alla maternità e alla paternità responsabile e per i problemi della coppia e della famiglia, anche per le problematiche che riguardano i minori
- la contraccezione consapevole: vengono fornite informazioni e consulenze sui metodi contraccettivi per promuovere maternità e paternità consapevoli
- la tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento nell’ambito del percorso nascita
- l’informazione e l’assistenza riguardo ai problemi della sterilità e della infertilità umana, nonché alle tecniche di procreazione medicalmente assistita
- l’informazione sulle procedure per l’adozione e l’affidamento familiare
- la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori femminili
- l’assistenza in tema di diritto di famiglia per problemi riguardanti separazione, divorzio, riconoscimento di figli naturali e altre situazioni disciplinate dal Diritto di Famiglia
- l’assistenza nell’interruzione volontaria di gravidanza: il consultorio offre colloqui, visite ginecologiche, certificazioni, IVG farmacologica entro le 9 settimane, come previsto dalla legge 194/78 e dalla circolare di aggiornamento “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine” pubblicata dal ministero della Salute il 12 agosto 2020;
- l’assistenza agli adolescenti nel loro percorso di crescita e l’assistenza psicologica nelle problematiche legate all’età (l’accettazione nel gruppo, l’alimentazione, il bullismo a scuola, il sesso, ecc.)
- la consulenza e il supporto in menopausa
- la tutela delle donne immigrate e dei loro bambini
- la tutela delle donne nell’ambito della violenza di genere
Altri obiettivi possono essere decisi a livello locale in base alle esigenze del territorio.
.E’ evidente che, oggi la priorità sia un intervento che consenta un cambio strutturale che faccia crescere il livello di funzionalità e di fruibilità del servizio oggi assolutamente inadeguati, se paragonato a quelli degli altri paesi. E forse al di là delle fumose affermazioni di principio, diventa fondamentale intervenire per sanare inadempienze e inadeguatezze evidenti che non dovrebbero essere così abituali in un paese come il nostro. Così è importante ripensare ai consultori familiari come servizi che operino secondo la modalità dell’offerta attiva ai cittadini e non si limitino a coloro che spontaneamente si presentano allo sportello.
Un’offerta rivolta dunque non al singolo, quanto piuttosto alla comunità.
Ovvia l’urgenza con cui intervenire anche perché questo è tema che coinvolge la società nella sua quotidianità ed è di grande impatto. Sarebbe imperdonabile rimanere ancora una volta indietro.









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