Che cos’è l’apostasia? Come ricorda la Treccani E’ il ripudio, rinnegamento della propria religione per seguirne un’altra. In particolare nel diritto canonico cattolico, l’abbandono totale (diverso quindi dall’eresia, che è abbandono parziale) della fede da parte di un battezzato, manifestato esteriormente in modi non equivoci e con la volontà e coscienza di abbandonarla (il passaggio ad altra fede è solo una circostanza aggravante). Con Stefano Fidelio, un tempo Testimone di Geova, ho parlato della sua esperienza, del suo percorso, delle scelte che lo hanno mosso fuori dai Testimoni e del ruolo che oggi ricopre come divulgatore e di you tuber che difende la libertà al pensiero critico, al diritto al dissenso, e di diritto al recesso, ed all’autodeterminazione.

D. – Come e’ iniziato il tuo cammino verso la conversione a Testimone di Geova?
R. – Un tempo lavoravo come benzinaio e lì veniva sovente una donna con cui chiacchieravo e che mi lasciava sempre delle riviste di orientamento religioso che io mi portavo a casa e leggevo. Il mio titolare un giorno mi avvicinò chiedendomi di non perdere più tempo, di non parlarle più con quella donna e di allontanarla. Così le dissi di non passare più, anche se in realtà le discussioni con lei mi avevano sempre interessato molto. Alcuni mesi più tardi il mio gruppo di amici aveva incluso due sorelle, che avevo conosciuto casualmente. Ad una delle due dissi tramite Facebook che mi avrebbe fatto piacere approfondire gli studi sulla Bibbia. Così mi invitò a studiare con loro e la madre, che scoprì successivamente essere la signora con la quale tempo addietro avevo chiacchierato alla stazione di servizio.
D. – Spesso parliamo del fenomeno di love bombing. Tra i Testimoni questa è una caratteristica presente e prevalente ?
R. – Nelle prime fasi di studio, che loro lo chiamano “studio biblico” ed ora forse lo hanno cambiato in “corso biblico” c’è un atteggiamento che fa leva sull’emotività. Vengono adottate anche tattiche persuasive ed in alcuni casi manipolatorie per attrarre ancora di più la persona. Il love bombing inizia già nelle prime fasi perché la persona che approda allo studio viene seguita e quasi coccolata. Ovvio che ci voglia anche una certa sua acquiescenza. Però questa è una tecnica che ti entra dentro. Non lo fa ovviamente per questioni razionali ma proprio perché risponde a quei bisogni che vengono appagati perché la dottrina li intercetta e ne elabora una risposta.
Il percorso di indottrinamento é funzionale proprio a questo processo ed a questa finalità. Prima si è a totalmente manipolati per poi diventare una parte della macchina di propaganda. Ed a nostra volta ci proporremo con le stesse dinamiche di manipolazione all’esterno. Non si scopre nulla di nulla perché questi sono metodi largamente utilizzati e conosciuti oggi come in passato nel marketing.
Il vero love bombing si ha però dentro le congregazioni. Quando si va alle prime riunioni e si è quasi assaliti dalle persone che vengono ad abbracciarti, a stringerti la mano, a farti i complimenti magari per una cosa che hai detto o che ti guardano con gli occhi sgranati
D. – Come potremmo definire i Testimoni di Geova? Una setta?
R. – In un certo senso si .Io lo intendo come secta, secare dividere. Se una persona la pensa come loro deve essere diviso dal mondo. Se li critica deve essere diviso dalla setta. Quindi c’è questa divisione netta che porta ad una visione totalmente dicotomica della realtà. Non ci sono le sfumature c’è il bianco o il nero.
D. – In estrema sintesi qual è il percorso di chi sceglie i Testimoni di Geova?
R. – All’inizio dopo aver affrontato il percorso di studio della Bibbia si approda alle sale del Regno. Si partecipa alle adunanze e poi quando la persona si sente pronta può richiedere di fare il proclamatore non battezzato, il che significa predicare in giro tra le case, diremmo meglio fare propaganda. Poi quando si deciderà di essere ufficialmente Testimone allora si dovrà battezzare. Ecco che il Battesimo allora rappresenta e definisce a tutti gli effetti l’entrata in questa setta.
D. – Quanto é presente e forte la violenza psicologica tra i Testimoni di Geova?
R. – Diciamo che questi meccanismi hanno insiti in sé una violenza che non è percepita dai Testimoni. Una violenza implicita di cui non si rendono conto perché la manipolazione mentale avviene su un livello inconscio. Io stesso quando ero manipolato non capivo perché è un’azione subdola che ti porta dalla loro parte senza chiedertelo.
Il Battesimo rappresenta poi un po’ lo snodo. Diciamo da quel momento il love bombing non è più così marcato, mentre iniziano altre forme di manipolazione abbastanza subdole. Così ti dicono ora che sei battezzato devi iniziare a camminare con le tue gambe. Ed è ovvio che loro si considerano sempre una fratellanza mondiale e quindi se fai parte del gruppo devi comportarti secondo i dettami del gruppo. Se lo fai vieni portato sul palmo di mano, diversamente posto ai margini.
D. – C’è un’omologazione di pensiero, ma anche di comportamento oltre che di look?
R. – Si. Esiste ed è estesa a tutto il movimento. Intanto direi che c’è una sorta di omologazione nel vestirsi. E direi che non è possibile che tu vada alle riunioni di congregazione in jeans. Qualcuno ti avvicinerà per ricordartelo. Può capitare che tu possa essere giustificato una volta. Non di più però. Per le donne il problema è anche legato ad una sorta di body sharing al contrario. In buona sostanza le donne non “devono provocare” vestendosi in modo non adeguato, così da nascondere il proprio corpo nel caso abbiamo forme pronunciate. Questa si è violenza psicologica. Un vecchio retaggio dell’Antico Testamento che ci suggerisce come il concetto di Patriarcato sia presente nel movimento.
D. – Hai notizie di violenze fisiche?
Che io sappia quel tipo di violenza generalmente avviene tra le pareti domestiche. Per quanto io possa conoscere sono i padri o addirittura i migliori amici . E questo purtroppo è un problema comune anche in altri ambiti. Nel contesto dei Testimoni se esiste violenza viene gestita in un modo tale da mantenere tutto nascosto. Ed è ciò che è successo fino adesso. Detto questo nessuno ha mai invitato le persone ad andare a denunciare un episodio o una persona cosa che è accaduta invece in Australia e negli Stati Uniti.
D. – Come è maturata la scelta di abbandonare i testimoni?
R.- Quando si aderisce ad una realtà come questa lo si fa quasi sempre a scatola chiusa. Non si conoscono tutti gli aspetti della dottrina, perché durante lo studio alcuni particolari vengono ad esempio omessi, così non si hanno tutti gli strumenti per affrontare un confronto.
Ciò che personalmente mi ha fatto dubitare prima e poi crollare è legato ad un aspetto molto concreto della mia o nostra quotidianità. Ed a partire da lì ho me ho iniziato a mettere in discussione tutta la dottrina. Dicevo un tema molto concreto legato al non poter trasfondere il proprio sangue. Poniamo il caso io avessi dovuto affrontare un’operazione dove per sicurezza avrei dovuto conservare il mio sangue per sopperire ad un’emorragia, ecco questo non mi sarebbe stato consentito dalla dottrina perché lo reputa un peccato verso Dio. E se avessi dovuto fare una dialisi, quindi il sangue fosse uscito da tubo, avesse raggiunto un macchinario che lo avrebbe pulito viene stoccato e poi tornare nel corpo, quello sarebbe stato consentito?
Paradossalmente quella era questione di coscienza. A questa domanda gli anziani di congregazione non mi risposero. Addirittura l’anziano capo mi disse, non sapendo cosa dirmi, “perché prende aria”. Non sapeva cosa dirmi, e cosa mi rispondeva non aveva senso né dal punto di vista umano né medico. Da quel momento ho iniziato a mettere in discussione tutta la dottrina. Ho scoperto molte cose e dopo un mese di inattività ed ho iniziato ia parlare liberamente di ciò che avevo scoperto. Da quel momento mi hanno chiamato più volte per chiedermi di tornare.
Io raccontai loro tutte le cose che ero venuto a sapere ed ovviamente dopo un po’ venni chiamato dagli anziani che mi dissero che era stato riferito loro di “strani discorsi” fatti da me.. Dopo aver confermato, e ci mancherebbe, le cose dette, ricordo mi proposero un altro momento di studio e di chiarimento così da togliermi i dubbi che però sapevo bene non mi avrebbero tolti. Avevo fissato una settimana più avanti un nuovo appuntamento al quale mi presentai con pagine in word di obiezioni che avevo preparato nel frattempo. E come supponevo anche quel documento non ebbe risposte. Poi c’era un secondo aspetto altrettanto importante. Quello giuridico dell’ente. Già perché questo è un aspetto dimenticato da chi entra tra i Testimoni di Geova. Non c’è nulla di illegale ma dal momento che si parla di trasparenza questa è un’omissione. Ricordo di aver detto lorio “siccome ho capito di essere dentro ente giuridico io da questo ente mi dimetto e non riconosco nessuna autorità vostra. Per cui voi fate quello che volete”. Io mi dimesso io dall’ente giuridico e loro mi hanno bocciato dalla religione è un passaggio un pò contorto, però funziona così.
D. – Cos’è l’ostracismo tra i Testimoni di Geova?
R. – E’ la punizione massima a cui sono sottoposte le persone che vengono allontanate dai Testimoni. E’ il prodotto comune nel movimento . Quando si esce di lì, che tu sia maggiorenne o minorenne ti aspetta l’isolamento sociale. Nessuno può più avvicinarti. Solo nel caso in cui tu sia parte di una famiglia con cui condividi il tetto, ti è consentita una relazione sociale con il padre, la madre, i fratelli, la moglie. Ma se già tu non vivessi con loro, questo non ti sarebbe consentito. Io fortunatamente non ho parenti tra i Testimoni e questo non è stato un mio problema.
D. – Ed il tuo allontanamento?
R. – Sono uscito ormai da dieci anni. Da allora nessuno di loro si è mai fatto sentire. Dieci anni in cui se li vedo per strada o si girano dall’altra parte o fanno finta di non vedermi.
D. – Raccontami della tua esperienza su l’Apostataccio e delle tue prospettive
R. – Dopo un pò di attivismo su Facebook, dieci anni fa ho deciso di concentrarmi sulla manipolazione mentale che direi sia trasversale ai contesti sociali. Così faccio dell’esperienza nei Testimoni un’occasione per fare divulgazione proprio sulla manipolazione mentale, sul settarismo e su tutto ciò che reprime il pensiero critico. Per me questo è fondamentale al punto che alcuni anni fa, era il 15 luglio del 2020, abbiamo depositato alla Camera insieme al mio collaboratore giurista, un decreto legge contro l’induzione all’isolamento sociale (Introduzione dell’articolo 613-quater del codice penale, concernente il reato di isolamento sociale o affettivo” (proposta di legge n.2592)
Ultimamente ho avuto delle chiamate e mi sposterò anche in ambito televisivo per parlare ancora di questi argomenti. Spero di riuscire così a far capire alle persone l’importanza della libertà del pensiero critico, del diritto al dissenso, e di diritto anche al recesso. Essere liberi perché l’apostasia, ed il mio canale su YouTube si chiama “L’apostataccio”, è un segno di autodeterminazione ed é tra l’altro una tutela del diritto umano. In diritto si dice che ognuno sia libero di scegliere se credere o non credere. L’apostata fa questo, si autodetermina. Quindi non dobbiamo svilire questa parola. Il mio compito le ragioni del mio attivismo sono legate al cercar di riportare tutto alla normalità nella maniera più semplice possibile senza vittimismi.
Stefano mi ha raccontato la sua esperienza senza sottrarsi a nessuno dei miei quisiti confermandomi quanto supponevo in ordine ad un’organizzazione, movimento o setta, di cui ii non adepti sanno poco. L’intervista apre il dibattito su questioni importanti su cui dobbiamo riflettere perché sono parte oggi della nostra quotidianità e questo lo si voglia o meno ammettere.









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